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Parco Naturale dei Laghi di Avigliana
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Il parco



I LAGHI


L’origine dei laghi di Avigliana e dell’anfiteatro morenico risle alle ultime due grandi glaciazioni pleistoceniche: quella rissiana (230.000 anni fa) e quella würmiana (120.000 anni fa) quest’ultima responsabile della formazione dei laghi.

Molto probabilmente le vicende glaciali generarono quattro bacini lacustri due dei quali, la torbiera di Trana e l’attuale zona dei Mareschi ben presto interrati dai detriti che scendevano dalle colline circostanti.

I due specchi d’acqua hanno quantitativi elevati di elementi nutritivi (soprattutto fosfati e nitrati) la cui digestione causa la diminuzione dell’ossigeno disciolto nelle acque, soprattutto nel periodo estivo.

L’ittiofauna è caratterizzata prevalentemente da ciprinidi (cavedani, carpe, scardole), specie piuttosto resistenti alle condizioni sopra descritte. Fra i pesci presenti nei due laghi ricordiamo ancora: il luccio, il pesce gatto, l’arborella, la tinca, il persico reale, il persico sole e persico trota (quest’ultimo solo nel Lago Grande)e l’anguilla.

I bacini lacustri hanno peculiarità individuali che li differenziano l’uno dall’altro. Il Lago Piccolo  (60 ettari, 356 m. s.l.m.) che riversa le proprie acque nel Lago Grande (90 ettari, 352 m. s.l.m. ), presenta senza dubbio maggiori caratteristiche di naturalità poiché p circondato da boschi, prati e da una discreta fascia di canneto.

Centinaia di volatili di varie specie quali moriglioni, morette, alzavole, fischioni, gallinelle d’acqua, mestoloni si concentrano sui laghi, in particolar modo nel periodo autunnale ed invernale.

Il Lago Piccolo è particolarmente interessante per l’osservazione dei germani (in netta maggioranza), delle folaghe che tranquillamente nuotano sulle sue acque, degli aironi cenerini e dei cormorani immobili sui rami dei saliconi ormai bianchi del loro guano.

Tra gli animali più caratteristici segnaliamo lo svasso maggiore la cui spettacolare parata di corteggiamento chiamata danza dello specchio, è osservabile a fine inverno – inizio primavera.

In seguito il nido galleggiante, costruito dalle coppie, e i pulcini portati sul dorso dai genitori nei loro primi spostamenti sono dimostrazioni pubbliche che si offrono a tutti gli appassionati di bird-watching.




Avigliana Città d’arte e di storia

Il primo nucleo medievale di Avigliana, il Borgo Vecchio, sorge sulle pendici nord del monte Pezzulano. Il nome della città deriva verosimilmente dal nome di un famiglia romana (gli Avilii)  presente nella zona pianeggiante del territorio, verso la zona chiamata “ad fines” che corrisponde all’attuale borgata Malano. Il Borgo Vecchio dalle sue origini ha svolto un importante ruolo negli scambi tra l’Europa occidentale e l’Italia in quanto punto di transito obbligato sulla via di Francia. Esso subì un ulteriore incremento con l’affacciarsi in terra italiana dei conti di Savoia. La tradizione vuole particolarmente legati ad Avigliana il Beato Umberto III (c. 1127-1189), ed il Conte Rosso (Amedeo VII 1360-1391).

Sono databili dal XII al XV secolo le costruzioni che caratterizzano l’evoluzione del romanico al gotico della Avigliana medievale: le chiese (S. Pietro, S. Maria, S. Giovanni) le mura, le porte, i portici e le abitazioni gentilizie di Piazza Conte Rosso e di Piazza S. Maria lungo tutto il centro storico.

Con la scelta di Torino come capitale del regno Avigliana perse parte della sua importanza come città di confine. L’apparato difensivo del castello gradualmente evolutosi dal primo nucleo eretto a difesa da possibili invasioni da Arduino il Glabro a roccaforte apprestata dai Savoia a salvaguardia del territorio, perse parte della sua importanza militare trasformandosi in sede di castellania e abitazione signorile. Le amare vicissitudini del secolo XVII ne determinarono la rovina: di fatto dopo aver subito gravi danni nel 1630 (anno particolarmente infausto per Avigliana che subì pesantemente l’imperversare della peste) fu ridotto alla stato attuale dal maresciallo francese Catinat nel 1691.



I rilievi collinari

Le colline ad ovest del Lago Piccolo, percorse da numerosi ruscelli immissari del lago, sono ricoperte da boschi cedui di castagno, carpino frassino ed ospitano numerosi mammiferi (caprioli, volpi, tassi, scoiattoli, faine) e uccelli (picchi, cince, fringuelli, luì piccoli, ghiandaie, merli, rigogoli, cardellini) che animano i cespugli del sottobosco e le fronde degli alberi. Una vita intensa che potrà scoprire chi ne saprà ricercare le minime tracce: movimenti rapidi, suoni curiosi o improvvisi battiti d’ali.

Le colline centrali di Montecapretto, a nord del Lago Grande prive di corsi d’acqua sono caratterizzate da una maggiore xerotermia: infatti la roverella, cui si accompagnano frassini, robinie, olmi e ciliegi è la piante più tipica.

Sul monte Pezzulano infine, all’estremità  nord del Parco, si ergono le rovine del castello Sabaudo la cui storia, con le prime edificazioni in loco, si fa risalire al X° secolo d.C.

Nelle formazioni boschive dell’anfiteatro morenico aviglianese è possibile incontrare dei massi erratici, spesso di ragguardevoli dimensioni, silenziose testimonianze del glacialismo quaternario in queste valli un sentiero appositamente predisposto consente la loro scoperta collegando così il Parco con il territorio circostante.


La zona dei Mareschi

La zona dei Mareschi è umida più occidentale d’Italia, situata a nord-ovest del lago Grande; raccoglie le acque in uscita attraverso il Canale della Naviglia e rappresenta un ambiente rinaturalizzato dove la presenza discreta dell’uomo s’interseca con la prorompente natura.

Lungo quest’area il silenzio è incombente, rotto solamente dai suoni della natura. Si possono vedere grandi ciuffi di carici, canne di palude e tife ondeggianti sotto il peso della mazza ed ascoltare il gracidare di rane e rospi. Veloci fagiani attraversano i prati mentre sulle garzaie o in volo si osservano gli aironi cenerini. Nel cielo si ammirano anche, con un po’ di fortuna e attenzione, falchi di palude, poiane e nibbi.

Sul lato est della zona palustre si trovano i monumentali resti della più importante fabbrica mondiale di esplosivi degli anni ’40: la Nobel di Avigliana, osservabile dietro la sede del Paco, che rappresenta uno degli esempi più interessanti d’architettura industriale d’inizio secolo. Fu teatro di bombardamenti e di azioni partigiane durante il secondo conflitto mondiale per chiudere infine, per motivi di mercato, negli anni ’60.

 

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