|
FLORA E VEGETAZIONE – Estratto dal Piano Naturalistico Data l'estrema riduzione dei confini del Parco che comprendono, con l'eccezione dei Mareschi, proprio le zone più alterate del bacino intermorenico, non è stato effettuato un censimento floristico per tutta la zona, in quanto si sarebbe trattato, per la massima parte delle specie, di entità banali, infestanti o introdotte, ad ampia distribuzione ed ecologia. A eguale titolo non si sono effettuati rilevamenti della vegetazione dei boschi non solo a causa della frammentarietà e della degradazione del loro corredo flogistico, ma soprattutto perché la sua interpretazione fitosociologica è già stata effettuata, per la massima parte del territorio in esame da Montacchini, Caramiello-Lomagno, Forneris e Piervittori, con una cartografia all'1:25.000. Circa la fascia d'interramento dei laghi si è fatto riferimento ad un elenco di specie interessanti pubblicate da Ferraris e Tosco (1981); per le alture collinari del settore nord-est del Parco sono indicate le specie più interessanti che sono state ritrovate nell'ambito o al di fuori delle piccole aree a bosco più o meno naturale che ancora vi esistono. Nella stretta fascia boschiva lungo le sponde occidentali del Lago Piccolo non sono state ritrovate specie particolarmente interessanti; queste sono comunque state elencate in quanto caratterizzano ecologicamente un tipo di bosco mesofilo, un tempo certamente più diffuso. La nomenclatura segue quella di Pignatti (1982) per cui sono state omesse le sigle degli Autori. Nella carta derivata, alla scala 1:10.000, è illustrata la vegetazione del Parco secondo il suo aspetto fisionomico e la sua ecologia. Dall'integrazione di questo documento con quello fitosociologico di Montacchini e Coll., prima ricordato, si può avere un'idea precisa della vegetazione del Parco. Ulteriori approfondimenti a quanto si dirà sulla vegetazione dei Mareschi si potranno avere dal lavoro sulla loro vegetazione di Montacchini e Dal Vesco. È questa la zona che risulta la meno alterata del Parco e che costituisce un ecòtopo in sé conchiuso.Le colline moreniche, con spuntoni di roccia in posto del settore nord-orientale del Parco, non meritano un consimile approfondimento in quanto si tratta perlopiù di territori fortemente antropizzati o già a coltura e solo di recente rinvasi da vegetazione ancora ai suoi stadi iniziali di evoluzione, spesso con notevole partecipazione di specie estranee alla flora spontanea come la Robinia. La vegetazione della fasce d'interramento dei laghi è ormai quasi scomparsa, causa la profonda antropizzazione sofferta dalle loro coste, mentre i boschi retrostanti la stretta fascia lungo le sponde occidentali del Lago Piccolo non meritano che qualche cenno data la loro esiguità e lo stato di disordine in cui versano. Sintetizzando, da questa breve introduzione si vengono a delineare nel Parco quattro ambienti principali dal punto di vista floristico e vegetazionale, con ecologia assai differenziata: 1) la fascia d'interramento dei laghi e gli specchi di acqua libera; 2) la palude dei Mareschi; 3) i boschi delle sponde occidentali del Lago Piccolo; 4) i rilievi collinari del settore NE del Parco. 1 La fascia d'interramento dei laghi Le sponde del Lago Grande non presentano praticamente più tracce di vegetazione spontanea come, d'altra parte, quelle orientali del Lago Piccolo, in quanto questa è stata eliminata da insediamenti edilizi, giardini, posteggi e altre aree d'interesse pubblico e privato.Qualche tratto a canneto esiste ancora, soprattutto lungo le sponde occidentali del Lago Piccolo, dichiarate recentemente zona di ripopolamento ittico. In quest'ultima zona essi si presentano in modo discontinuo, inoltrandosi dalla riva vera e propria di solito per non più di un paio di metri; si tratta di popolamenti a base di Phragmites australis dominante con Schoenoplectus lacustris, Holoschoenus cfr. australis, Calystegia sepium, Epilobium hirsutum, Scrophularia auriculata, Mentha longifolia, Mentha aquatica, Valeriana dioica, Iris pseudacorus. Questa vegetazione sfuma irregolarmente in un magnocariceto di collegamento fra l'acqua libera e i canneti, con qualche zolla di Carex elata e Carex riparia con Thelypteris palustris e Alisma plantago-aquatica . Nella fascia immediatamente a contatto con i frammenti di vegetazione d'interramento esistono pochi esemplari di specie riparie consolidatrici quali Salix cinerea, S. alba, S. purpurea, Populus nigra, Populus alba, Alnus glutinosa, che fanno passaggio al bosco retrostante. Sugli specchi d'acqua antistanti ai canneti vi sono rappresentanti di un Nymphaeion impoverito: Nuphar luteum, Nymphaea alba, Polygonum amphibium abbastanza frequente. In corrispondenza dello sbocco del Rio Freddo nel lago, i canneti si allargano per breve tratto sino a raggiungere una profondità di una ventina di metri; qui si osserva una fascia di transizione ai prati stabili costituita da colonie praticamente pure di Filipendula ulmaria. Nel complesso la zonazione della vegetazione acquatica lacustre è discontinua e poco chiara. Per le rive dei due laghi possiamo disporre di elenchi di piante palustri particolarmente interessanti, raccolte in zona fra il 1886 e il 1922, periodo in cui le sponde dovevano ancora essere poco alterate. Si tratta di esemplari raccolti dal dr. Flavio Santi e conservati presso il Museo della Montagna "Duca degli Abruzzi" a Torino. Tosco (in Ferraris e Tosco, cit.) ha ordinato quest'erbario, mettendo così a disposizione una preziosa documentazione d'una flora da tempo scomparsa. Segue l'elenco delle specie raccolte lungo le sponde di entrambi i laghi e poi, separatamente, lungo quelle del Lago Grande e del Lago Piccolo. • : piante presenti nella tesi di R.Morra (1971/72) • • : raccolte nel parco da Ariello e Sotti (1976, ined.) Laghi di Avigliana | | | | | • | Carex panacea | | | | Equisetum arvense | | | | E. hyemale | | | • • | E. palustre | | | | E. ramosissimum | | | • | E. telmateja | | | | Gratiola officinalis | | | • | Holoschoenus romanus | (non indicato da Pignatti, cit., per il Piemonte) | | • | H. australis | | | | Najas major | | | • • | Nymphaea alba | | | | Ranunculus sceleratus | | | | Samolus valerandi\ | (Lago Piccolo 1897, Lago Grande presso lo scaricatore 1906. Specie rarissima in Piemonte, nel nostro paese a distribuzione meridionale prevalente; Pignatti lo dice quasi estinto ovunque nella Padania) | | • | Schoenoplectus lacustris | | | • | Sparganium erectum | | | • • | Teucrium scordium | (Lago Piccolo, 1897; Lago Grande, fossati presso l'emissario 1906; specie rarissima per il Piemonte) | | • | Triglochin palustre | (interessante per la bassa quota - circa 350 m; Pignatti, cit., lo dà fra 500 e 2400 m, raramente in pianura) | Lago Grande | | | | | | Bidens cernua | | | | Cyperus longus | | | | Polygonum amphibium | | | | Potamogeton lucens | (Canali di scarico del Lago Grande) | | | Rorippa pyrenaica | | | • | Typhoides arundinacea | | Lago Piccolo | | | | | • | C. riparia | | | | Callitriche stagnalis | | | | Carex pseudocyperus | | | | Drosera anglica (= Drosera longifolia) | (specie molto rara in Piemonte) | | • • | Epilobium parviflorum var. pilosum | | | | Epipactis palustris | (specie molto rara in Piemonte; secondo Pignatti quasi ovunque scomparsa nella pianura Padana) | | | Glyceria fluitane | | | | Gymnadenia onoratissima | (specie poco frequente in Piemonte; raccolta con ogni probabilità fuori dall'ambiente umido) | | • | Juncus articulatus | | | | Juncus inflexus (=Juncus glaucus) | | | | Juncus subnodulosus (=Juncus obtusiflorus) | (secondo Pignatti, nella Padania generalmente estinto) | | • • | Menyanthes trifoliate | (specie isolata in Piemonte) | | | Najas minor | (specie rara in Piemonte) | | | Schoenus nigricans | | | | Taraxacum palustre | (l'identificazione rimane dubbia in quanto, secondo Santi, l'autore è De Candolle, mentre in Zangheri (1976) e Pignatti (cit.)esiste una pianta di questo nome che ha per autori (Lyons) Symons) | | • • | Thelypteris palustris | (non frequente in Piemonte, comunque ancora presente in zona) | • • piante raccolte nella zona del Parco da Ariello e Sotti (1976, ined.) • piante presenti nella tesi di R.Morra (1971-72) 2 La Zona Umida dei Mareschi 2.1 Introduzione Il termine "Palude dei Mareschi" rischia di rimanere un toponimo privo di un riscontro reale nelle formazioni vegetali insistenti sulla zona; infatti l'alterazione del regime idrico della zona paludosa e dei due Laghi di Avigliana sembra ormai aver creato un determinismo negativo circa la sopravvivenza di un ambiente di palude nel territorio dei Mareschi. Un tempo la circolazione dell'acqua partiva dal Lago Piccolo; questo faceva defluire le sue acque nel Lago Grande, che a sua volta alimentava la zona paludosa dei Mareschi, la quale scaricava le sue acque nella Dora Riparia. Già nel 1700 una rete di canali regolava questo deflusso delle acque verso la Dora, consentendo però un certo ristagno in molte zone utilizzate a quel tempo per la coltura del riso e della canapa. I successivi interventi di bonifica per favorire i prati stabili e le colture di frumento hanno determinato un progressivo prosciugamento della zona paludosa verso la Dora, favorito anche dalla costruzione all'inizio del 1900 di un argine attraversato solo dal Canale Naviglia. I danni maggiori all'ecosistema palustre si sono però verificati in tempi più recenti e recentissimi con il pompaggio di acqua dal Lago Piccolo. Ciò ha invertito tutto il sistema di circolazione dell'acqua per cui la residua palude dei Mareschi funziona attualmente da serbatoio di alimentazione del Lago Grande durante l'inizio dell'estate, sino al suo prosciugamento integrale, che si protrae fino all'inizio delle piogge autunnali. Durante l'estate il sistema palustre è alimentato, chiaramente in modo insufficiente, dalle precipitazioni che cadono direttamente sull'area in esame e sui versanti della collina posta ad ovest, essendo l'altro versante drenato dal Canale dei Mareschi. Il risultato è un periodo estivo di secca anche totale, come si è ad esempio verificato nell'estate del 1983. L'alternanza di periodi umidi e di periodi secchi, le variazioni degli interventi antropici, la generale antropizzazione della zona creano spesso situazioni instabili o comunque in rapida evoluzione, che hanno come risultato una massiva compenetrazione di componenti floristiche diverse e la creazione di popolamenti a mosaico la cui interpretazione cartografica può risultare a volte complessa. Impressionante è il confronto fra lo schizzo della vegetazione delineato nella tesi di R.Morra (1971-72) e la situazione attuale, che denuncia una regressione quasi totale delle formazioni palustri. La carta della vegetazione che giunge a definire le associazioni, distinte secondo il metodo fitosociologico, è stata elaborata alla scala 1: 5.000. Di seguito viene esposto il quadro completo delle unità fitosociologiche che sono state inserite nella carta della vegetazione dei Mareschi. • Vegetazione acquatica - lemnetea e potametea • Vegetazione di interramento perilacustre phragmitetea Scirpo-Phragmitetum, Cladietum marisci, Caricetum elatae • Vegetazione dei prati igrofili - molinio-juncetea Molinetum coeruleae • Vegetazione igrofila con alterazioni da intervento antropico • Vegetazione dei coltivi abbandonati o dei gerbidi - secalinetea, chenopodietea, plantaginetea, artemisietea • Vegetazione dei prati stabili - arrhenatheretea Arrhenatheratum elatioris • Pioppeti di impianto • Vegetazione dei popolamenti pionieri di salici - salicetea purpureae • Vegetazione delle formazioni arboreo arbustive più stabilizzate - querco-fagetea • Coltivi attuali 2.2 La vegetazione attuale a) vegetazione acquatica la vegetazione acquatica riferibile alle classi fitosociologiche Lemnetea e Potametea, comprendenti i popolamenti sommersi o galleggianti delle acque dolci a lento corso o quasi stagnanti, è oggi praticamente scomparsa. Mentre nella già citata tesi di laurea si legge: "Nella zona centrale e nei vari canali che separano i lotti troviamo una vegetazione di piante acquatiche o liberamente natanti o fissate al suolo"…oggi tali popolamenti sono ridotti a pochi esempi di singole specie relitte, come Lemna minor, localizzata solo in un piccolo fosso nel settore nord-occidentale, o Utricularia vulgaris, Ranunculus trychopyllus, Rorippa amphibia presenti con Alisma plantago-acquatica, più abbondante, nel Canale dei Mareschi. A questo tipo di vegetazione si possono anche collegare alcune piccole pozze temporanee, che si incontrano in uno degli appezzamenti meno drenati del lato occidentale, dove si riscontrano popolamenti concentrici con al centro Chara foetida, che regredisce totalmente nel pieno dell'estate, con attorno Alisma plentago-acquatica, Juncus bufonius, Thypha angustifolia a sviluppo precoce primaverile, alle quali si associano, nel pieno dell'estate, specie ruderali od infestanti come Sonchus arvensis, Papaver rhoeas, Bidens frondosa, Anagallis arvensis, Oxalis corniculata, Convolvolus arvensis. Si tratta comunque di lembi ridottissimi non trasferibili cartograficamente se non mediante simboli. Il Canale Naviglia, che nel 1971-72 ospitava Nymphae alba, Hydrocharis morsus-ranae, Lemna minor, è oggi totalmente privo di tracce di vegetazione acquatica e, nel pieno dell'estate, totalmente privo di circolazione d'acqua; esso si riduce ad una lingua putrida di liquido completamente opaco a causa del drenaggio e della concentrazione di materiale organico in fermentazione dovuto all'inversione della circolazione delle falde che, invece che essere alimentate dal canale, vengono da questo drenate. b) vegetazione di interramento perilacustre La vegetazione di interramento perilacustre riferibile alla classe fitosociologica Phragmitetea, che dovrebbe orlare gli specchi di acqua liberi, è ancora rappresentata ed ha praticamente sostituito la vegetazione acquatica preesistente. Così lungo il Canale Naviglia e nella zona centrale troviamo oggi un popolamento abbastanza esteso, fisionomicamente dominato dalla canna di palude (Phragmites australis), e popolamenti analoghi sono individuabili nel margine sud-est ed in lembi più ridotti altrove. Si tratta di popolamenti riferibili all'associazione Scirpo-Phragmitetum, (All. Phragmition), con le specie caratteristiche Thypa latifolia, Thypa angustifolia meno diffusa, Sparganium erectum, Phragmites australis, a cui si associano Eleocharis palustris, la più rara Eleocharis austriaca, Thyphoides aundinacea, Iris pseudacorus, Alisma plantago-acquatica, Lycopus europaeus. Attorno a questo tipo di popolamento, dove le condizioni di umidità tendono a diminuire leggermente e soprattutto sul lato est fino alla strada, si riscontrano formazioni vegetali dominate dai grossi ciuffi rilevati dei carici. Si tratta di popolamenti riferibili a due associazioni, il Cladietum marisci differenziabile fisionomicamente per il colore bruno-marrone che la specie caratteristica assume nel pieno dell'estate, ed il Caricetum elatae (All. Magnocaricion), di composizione floristica molto simile, con le specie caratteristiche Cladium mariscus, Carex elata, Teucrium scordium, Scutellaria galericulata, ai quali si associano Carex vesicaria che in alcuni settori appare dominante, Carex otrubae, Cyperus longus, Galium palustre, Epilobium parviflorum, Lycopus europaeus. A queste specie caratteristiche si associa inoltre un contingente di specie igrofile quali Lythrum salicaria, Lysimachia vulgaris, Eupatorium cannabinum, Mentha arvensis. c) vegetazione dei prati igrofili Nelle zone dove il drenaggio è maggiore, per l'intervento dell'uomo con sfalci saltuari ancor oggi talvolta praticati, si sono instaurati popolamenti erbacei riferibili al Molinetum coeruleae fisionomicamente riconoscibili per un aspetto quasi prativo, anche se in essi sono ancora presenti ciuffi di carici e giunchi. Sono caratterizzati da Molinia cerulea, Allumi angolosum, Lysimachia vulgaris, Gratiola officinalis, Juncus effusus, Epilobium hirsutum, Filipendula ulmaria, Thalictrum flavum, Equisetum palustre, Angelica silvestris, a cui si associano talvolta specie più palustri come Carex otrubae, Carex stellulata, Lycopus europaeus e la stessa Carex elata sporadica, ma anche spesso specie degli arrenatereti come Vicia cracca, Ranunculus acris, Achillea millefolium, Trifolium pratense soprattutto nel settore occidentale e sud-occidentale della palude. d) vegetazione igrofila con alterazioni da intervento antropico Accanto alle zone prative igrofile si sono rilevate ampie aree, soprattutto nel settore ovest della palude, interessate da popolamenti ad alte erbe che, pur su un fondo di specie igrofile riferibili alla classe Molinio-juncetea, come Equisetum palustre, Filipendula ulamria, Epilobium hirsutum, Lysimachia vulgaris, ospitano una componente rilevante di specie riferibili alle classi Chenopodietea e Artemisietea, Bidentetea, Plantaginetea, che indicano un intervento antropico non attuale e contemporaneamente rilevano condizioni di disseccamento quasi totale in certi periodi dell'anno. Tra queste possiamo ricordare: Rumex crispus, Ranunculus repens, Potentilla reptans, Mentha suaveolens, Mentha longifolia, Agrostis stolonifera, Polygonum lapathifolium, Bidens tripartita, Bidens frondosa, Urtica dioica, Tanacetum vulgare, Myosoton aquaticum, Solidago gigantea, Rumex obtusifolius, Lapsana communis, Erigeron annuus, Calystegia sepium, Artemisia vulgaris, Verbascum phlomoides, Stellaria media, Sochus asper, Setaria glauca, Clinsoga parviflora, Chenopodium album. Si tratta con ogni probabilità di aree un tempo coltivate e da lungo tempo abbandonate in cui una certa sommersione periodica mantiene il fondo di specie igrofile, mentre i periodi secchi favoriscono l'impianto delle specie ruderali od infestanti. e) coltivi abbandonati o gerbidi In alcune zone, specialmente verso il settore settentrionale che risulta il più asciutto, si sono rilevate aree corrispondenti a coltivi abbandonati da pochi anni o zone smosse e con terra di riporto. In queste aree la vegetazione è riportabile esclusivamente alle classi Secalinetea, chenopodietea, Plantaginetea ed Artemisietea in un intricato mosaico. Le specie presenti, a volte localmente tanto dominanti da formare popolamenti quasi puri, sono: Myosotis arvensis, Anthemis arvensis, Matricaria camomilla, Papaver rhoeas, Fallopia convolvus, Anagallis arvensis, Veronica persica, Cerastium holosteoides, Setaria glauca, Panicum dichotomiflorum, Panicum capillare, Galinsoga ciliata, Conyza canadensis, Chenopodium album, Echinochloa crus-galli, Digitaria sanguinalis, Crepis setosa, Trifolium fragiferum, Agrostis stolonifera, Agropyron repens, Poa annua, Rumex cispus, Plantago major, carex hirta, Tanacetum vulgare, Solidago gigantea, Artemisia vulgaris, Chelidonium majus, Calystegia sepium, Euphorbia serrulata, Galium aparine, Erigeron annus. f) prati stabili Nelle zone già da tempo bonificate si ritrobvano dei prati stabili, regolarmente sfalciati, che si possono ricondurre come popolamento vegetale all'associazione Arrhenatheretum elatioris. Le specie caratteristiche risultano Arrhenatherum elatius, Holcus lanatus, Dactylis glomerata, Lolium perenne, Galium mollugo, Heracleum sphodylium, con Achillea millefolium, Daucus carota, Alopecurus pratensis, Leucanthemum vulgare, Festuca pratensis, Leontodon hispidus, Pimpinella major, Plantago lanceolata , Trifolium pratense, Trifolium repens, Taraxacum gr.officinale. Popolamenti con composizione molto simile si riscontrano anche nei pioppeti di impianto che vengono periodicamente sfalciati. g) popolamenti pionieri di salici A contatto con le formazioni igro-idrofile del Phragmition e del Magnocaricion si possono evidenziare lembi sparsi di uno stadio di colonizzazione più evoluto legtao essenzialmente ai Salici. Si tratta di formazioni isolate ad aspetto arbustivo che formano macchie sparse e che is ritrovano anche a contatto con le formazioni boschive più stabilizzate. Sono popolamenti riferibili alla classe Salicetea purpuraea le cui specie guida risultano nel territorio studiato: Salix nigricans, Salix aloba, Salix triandra, Salix purpurea. Rappresentano formazioni pioniere delle forme arboreo-arbustive. Infatti nello strato erbaceo si ritrovano le specie dei Phragmitetalia come Carex elata, Carex vesicaria, Lycopus europaeus, Phragmites australis, Galium palustre ed altre. h) formazioni arboreo-arbustive più stabilizzate Le variazioni che ci sono state e che persistono del regime delle acque della palude dei Mareschi hanno permesso l'evoluzione e l'affermazione di lembi boschivi molto eterogenei, che possono essere in parte riferiti al Fraxino-Carpinion (includendo in questa alleanza anche l'Alnion glutinosa) ed in parte al Populion albae. Si tratta di macchie di alberi ed arbusti, spesso evolute su zone di vecchio impianto di pioppeti non più curati, in cui si è sviluppata una copertura arborea non molto elevata dominata di volta in volta da Alnus glutinosa, Salix cinerea, Salix aurita, o da Alnus incana, Populus alba, Ulmus minor, in cui può comparire sporadica Quercus robur o in cui può espandersi Robinia pseudoacacia. Il sottobosco ospita arbusti e liane riferibili alla classe Querco-fagetea, come Clematis vitalba, Cornus sanguinea, Corylus avellana, Humulus lupulus, Prunus avium; rubus caesius, Rubus ulmifolium, anche nello strato erbaceo, pur su fondo ancora parzialmente idrofilo, rappresentato da Lycopus europaeus, Phragmites australis, Galium palustre, compaiono specie dei Querco-fagetea come Brachypodium sylvaticum, Campanula trachelium, Carex remota, Equisetum telmateja, Geum urbanum; Poa nemoralis, Polmonaria officinalis, Calamintha nepeta. Interessante è anche la presenza, anche se in situazioni non cartografabili di specie, soprattutto arbustive, riferibili all'ordine Prunetalia, che indica, specialmente sul lato est ai margini della strada, una tendenza evolutiva verso i boschi termofili della collina sovrastante. Sono da ricordare a questo proposito Cornus sanguinea, Crategus monogyna, Euonymus europaeus, Ligustrum vulgare, Rosa canina, Viburnum opulus. 2.3 Conclusioni e proposte operative La vegetazione attuale della palude dei Mareschi denuncia un grave processo di recessione che minaccia in modo massivo il biotipo palustre. Le forme di vegetazione acquatica sono praticamente scomparse, le forme di vegetazione igrofila decisamente limitate, mentre stanno prendendo il sopravvento le forme di vegetazione mesofile. Al fine di ripristinare e conservare l'ambiente di palude, che è la principale giustificazione della protezione dell'area, è indispensabile evitare il grande periodo di secca estivo in cui la palude per le fasi iniziali funziona da riserva idrica del Lago Grande e viene da questo drenata fino al quasi totale disseccamento. Fondamentale sembrerebbe a questo riguardo ristabilire il deflusso di acqua dal Lago Grande alla palude, alla Dora Riparia, attraverso il Canale Naviglia, che è l'unico che può mantenere, anche con opere di ripristino, il livello normale di falda indispensabile alle formazioni palustri. La ricomparsa di forme di vegetazione acquatica potrebbe essere favorita con il drenaggio di alcune fosse di limitata estensione in collegamento con il canale suddetto. 3 LE SPONDE OCCIDENTALI DEL LAGO PICCOLO Le specie incontrate in questa ristretta fascia di terreno compresa fra le rive del lago e i confini del Parco, cono le seguenti: - Quercus robur, Fraxinus excelsior, Alnus glutinosa, Ulmus minor, Acer campestre, Carpinus betulus, Robinia pseudacacia nello strato arboreo; - Cornus sanguinea, Ligustrum vulgare, Frangula alnus, Corylus avellana,Rhamus catharticus, Euonymus europaeus, Crategus monogyna, Prunus spinosa nello strato arbustivo; - Allium ursinum, Polygonatum multiflorum, Erythroniam dens-canis, Anemone nemorosa, Hedera helix,Rubus caesius, Geranium nodosum, Lonicera caprifolium, Listera ovata, Carex sylvatica,Convallaria majalis, Euphorbia dulcis, Primula vulgaris, Cardamine bulbifera, Brachypodium sylvayicum nello strato erbaceo. Da questi brevi elenchi risulta, nell'impossibilità di eseguire rilievi fitosociologici per le ragioni già dette, una compenetrazione di specie dell'Alno-Ulmion e del Carpinion, spiegabile con la non eccessiva pendenza del versante che permette, nella sua parte bassa, un'alternanza dei due tipi di vegetazione (facilitata ancora dagli interventi sul bosco), in una fascia con condizioni ecologiche di transizione favorevoli alle specie pertinenti ad entrambe le unità sopra ricordate. È conveniente aggiungere alle precedenti anche alcune specie femorali, riscontrate da Morra ai margini della zona palustre dei Mareschi, in quanto hanno lo stesso significato ecologico e fitosociologico: Dryopteris carthusiana (= D.spinulosa), Platanthera bifolia, Humulus lupulus, Moehringia trinervia, Aruncus dioicus, Geum urbanum, Polmonaria officinalis, Galeopsis speciosa, Viburnum opulus, Senecio fuchsii, Campanula trachelium. Altre specie (Castanea sativa, Silene nutans, Dianthus segnieri, Potentilla alba, Genista germanica, G. tintoria) sono invece proprie dei pendii asciutti e acidi, per lo più coperti da cedui di Castagno, posti a quota superiore (per lo più fuori dal Parco), appartenenti al Quercion robori-petrae (climax della Rovere). 4 I RILIEVI COLLINARI DEL SETTORE NORD-ORIENTALE DEL PARCO Il Monte Pezzulano, su cui sorgono i ruderi del Castello di Avigliana (467 m) ha una vegetazione estremamente alterata; esso presenta il versante sud coperto da un vecchio rimboschimento di Pino nero d'Austria con vegetazione nitrofila (Sambuco, Rovi, Parietria, Geranium robertianum, ecc…) e quello esposto a est con boschi misti assai antropizzati ove sono presenti: Frassino, Acero di monte (non spontaneo), Olmo campestre che si rinnova e Robinia (presente anche sul versante sud-ovest) con sottobosco di Sambucus nigra, Cornus sanguinea, Ligustrum vulgare e Coronilla emerus. Il Pino nero è ancora presente, sporadicamente, sulle altre esposizioni. La parte sommitale, ai piedi delle alte mura, è priva di vegetazione arborea, anche a causa dell'affioramento della roccia, e fittamente coperta da arbusti bassi dei Prunetalia, con predominanza di Prunus spinosa con Cornus sanguinea e Ligustrum vulgare; sulle rupi, raro ed in forma cespugliosa, è Celtis australis, specie termofila appartenente alla serie delle Rovere, sottoserie termofila a Roverella. Non è possibile neppure qui eseguire rilevamenti fitosociologici, ma da una lista di specie raccolte, dalle quali sono state eliminate le specie strettamente ruderali e viarie, in zone prive di copertura arborea e su suolo superficiale o rupestre (anche mura del castello) ci si può fare un'idea dell'ambiente della parte sommitale del rilievo. Antirrhinum majus Artemisia campestris Asplenium ruta-muraria Asplenium trichomaens Bromus squarrosus Bromus tectorum Carex divulsa Centaurea maculosa Ceterach officinarum Eryngium campestre Ficus carica (inselvatichito) Lathyrus sphaericus Leopoldia comosa (=Muscari comusum) Melica magnolii Opuntia compressa (=O.vulagris - anticamente inselvatichita) Orobanche sp. Pethroragia saxifraga Peucedanum venetum Potentilla tabernaemontani. Quercus pubescens Ranunculus bulbosus Scrophularia canina Sedum album Sedum dasyphyllum Sempervirum tectorum Stachys rectus Teucrium chamaedrys Anche se già fuori dal Parco (mura medioevali della parte alta di Avigliana), è interessante segnalare il Cappero, anticamente introdotto. Nel complesso si tratta di una vegetazione piuttosto termofila, spesso litofila, che appartiene in parte agli Asplenietea rupestria ed è in collegamento dinamico con il bosco di Roverella. Gli altri rilievi, posti più ad ovest del Castello, presentano per gran parte una vegetazione estremamente intricata di specie arbustive ed arboree che hanno invaso colture abbandonate. In zone ben esposte sono state ritrovate specie tendenzialmente termofile di un certo interesse: Inula spiraeifolia Orchis tridentata Peucedanum cervaria Prunus mahaleb Quercus pubescens Ruscus aculeatus Verbascum phoeniceum Viburnum lantana Il ceduo di Castagno con Frassino, Roverella e Ciliegio selvatico, su suolo acidificato e in esposizione più fresca, è abbastanza mesofilo; infatti vi sono stati raccolti: Carpinus betulus Epatica nobilis Euphorbia dulcis Galium aristatum Hedera helix Mespilus germanica (spontaneo) Primula vulgaris Stachis officinalis Symphytum tuberosum Insieme vi compare un piccolo contingente di specie più acidofile e mesoxerofile che si afferma soprattutto in alto con il prevalere del ceduo di Roverella: Luzula nivea, Luzula albida, Melampyrum pratense, Serratula tintoria, Hieracium sylvaticum, Viola sylvestris, Festuca heterophylla. Già in basso, comunque, vi è ancora qualche infiltrazione relativamente termofila: Melittis melissophyllum Polygonatum odoratum Potentilla alba Tamus communis Tanacetum (=Crhysanthemum) corymbosum Il dosso di peridotiti di Monte Capretto si presenta con la cima montonata, con presenza di piccoli massi erratici, entrambi prove che il livello del ghiacciaio superava questa quota. Qui, su suolo assai superficiale, la lista delle specie termoxerofile in zone scoperte e ai bordi del querceto si allunga decisamente, anche con specie d'intonazione steppica; si tratta di uno xerogramineto dei Festuco-Brometea dove sono rappresentati: Amelanchier ovalis Bromus erectus Campanula bertolae (endemica delle Alpi Cozie e Graie) Celtis australis (cespuglioso) Cephalanthera longifolia Chrysopogon gryllus Cleistogenes serotina Cornus mas Dictamus albus (raro e protetto) Filipendula vulgaris Globularia puntata Hypochaeris maculata Inula hirta Koeleria pyramidata Minuartia laricifolia Peucedanum cervaria Potentilla saxifraga Potentilla tabernaemontani Prunus mahaleb Pulsatilla montana Sedum maximum Sorbus aria Veronica spicata Su un dosso vicino, denominato Rocche Rosse, a rocce culminali di tipo serpentinoso, arrotondate e di colore rossiccio, sono state raccolte altre piante sempre di tipo termoxerofilo, oltre a parecchie * già viste nel caso precedente: Biscutella laevigata Campanula bertolae Cleistogenes serotina Crysopogon gryllus Cuscus aculeatus Dianthus sylvestris Dictamnus albus Fumana vulgaris Galium cfr. corrudifolium Geranium sanguinem Hippocrepis comosa Peucedanum cervaria Prunus mahaleb Quercus èubescens(*) Senecio eruciflius Silene nutans Silene otites Stipa pennata s.l. Per la zona del Parco si dipone di un breve elenco di Muschi da Tosco (1981), fra i quali sono state distinte con segni diversi le specie a temperamento più termofilo, com'è denunciato dai loro areali. | | | | | | o | Barbula fallax | Hediw. Ssp. fallax Wijk | Avigliana, muro di sassi | | em | Homalotechium sericeum | (Hediw.) B.S.G. fo. minor Husn. | Avigliana, muro di sassi | | m | Oxyrrhynchum scleicheri | (Hediw.f.) Roell. | Avigliana, muro di sassi | | | Plagiothecium roeseanum | B.S.G var. orthocladium B.S.G Limpr | Avigliana, muro di sassi | | | Anomodon viticulosum | (Hediw.) Hook et Tayl | Avigliana, masso erratico e tra Avigliana e il Lago Grande | | | Bryum argenteum | Hediw. | Avigliana, masso erratico e tra Avigliana e il Lago Grande | | em | Camptothecium lutescens | (Hediw.) B.S.G | Avigliana, masso erratico e tra Avigliana e il Lago Grande | | | Hypnum cupressiforme | L.ex Hediw.ssp. cupressiforme Wijk, Marg.et Florsch. | Avigliana, masso erratico e tra Avigliana e il Lago Grande | | | Brachythecium plumosum | (Hediw.) B.S.G. | Castello, rupi | | | Campylium radicale | (P.Beauv.) Schwaegr. | Castello, rupi | | | Grimmia donniana | Sm. | Castello, rupi | | | Grimmia funalis | (Schwaegr.) B.S.G. | Castello, rupi | | | Grimmia pulvinata | (Hediw.) Sm. | Castello, rupi | | | Hediwigia ciliata | (Hediw.) P.Beauv. | Castello, rupi | | o | Leucodon sciuroides | (Hediw.) Schwaegr. | Castello, rupi | | | Tortula muralis | Hediw. ssp. muralis Wijk, Marg. et Florsch. | Castello, rupi | • o = specie oloartiche a diffusione mediterranea o meridionale • em = specie presenti anche in altri settori europei, caratteristiche della zona mediterranea • m = specie strettamente legate ad una distribuzione mediterranea In conclusione la vegetazione del Parco (escludendo quella acquatica e palustre) presenta, in breve spazio, al variare delle condizioni ecologiche, la convergenza di tre tipi di vegetazione potenziale, che oggi si possono ricostruire in base alle poche vestigia rimaste di vegetazione più o meno naturale. 1. - Climax dell'Alno-Ulmion: bosco misto idrofilo di latifoglie ad Ontano nero ed Olmo 2. - Climax del Carpinion: bosco mesofilo di latifoglie con prevalenza di Farnia, Frassino e Carpino bianco 3. - Climax del Quercion pubescentis: bosco di Roverella in una forma piuttosto acidofila, propria dei substrati serpentinosi. In origine il passaggio da 1 a 2 doveva avvenire rapidamente in bordura alla palude e ai laghi, in concomitanza con il rapido decrescere del tenore di umidità del suolo. Il 2 doveva essere rappresentato nelle asposizioni settentrionali su suoli abbastanza profondi da morena e nelle vallecole interposte fra i dossi modellati. Il 3 doveva prevalere su roccia in posto di tipo serpentinitico o peridotitico. Le attuali forme di xerogramineto forse solo in parte vanno considerate secondarie, in quanto i dossi più elevati, probabilmente, devono essere rimasti almeno in parte privi di vegetazione arborea anche dopo il ritiro del ghiacciaio in quanto la roccia, durissima, ha opposto un forte ostacolo alla pedogenizzazione. 5. CENNI SUI BOSCHI La copertura forestale del Parco riveste un'importanza assai ridotta come superficie; le sue funzioni risultano in prevalenza quelle paesaggistiche e protettive anche se alcuni proprietari (i boschi sono praticamente tutti privati) mostrano ancora interesse alla produzione legnosa. I boschi sono stati suddivisi in cedui, boscaglie d'invasione, arbusteti e rimboschimenti. 1 Cedui Sono frammentariamente rappresentati sulle alture moreniche dove risultano costituiti da Robinia allo stato puro (in zone da tempo abbandonate dall'agricoltura), Castagno sui terreni più profondi e da Roverella nelle parti sommatali. Anche se più o meno invecchiati ( le ceppaie hanno sempre pochi polloni) questi boschi sono ancora in parte utilizzati. Si tratta di cedui per lo più semplici dove le piante d'alto fusto (Roverella, frassino, Ciliegio) hanno carattere accidentale in quanto nate da seme e non scelte appositamente come matricine. Talvolta il Frassino ha invaso fittamente vecchi coltivi e risulta ceduato su piccole superfici (in una zona, pochi anni fa, con rilascio di matricine); da questi boschetti secondari sarebbe facile ricavare, intervenendo gradualmente, delle discrete fustaie, tanto più che, come noto, la specie ha interesse solo se può fornire legname da lavoro. Nei futuri interventi di taglio, per evitare antiestetici denudamenti delle pendici, si dovrà prevedere sempre, anche per la Robinia, il rilascio di un adeguato numero di matricine. Mantenendo una certa copertura del suolo dopo quest'operazione si potrà frenare in parte il ripollonamento di questa specie, favorendo nel contempo la diffusione del Frassino in una zona che presenta un certo dinamismo. Nel caso del ceduo di Castagno, essendo questa specie ancora richiesta per paleria, non sembra il caso di auspicarne la conversione, mentre l'attenuazione degli attacchi di cancro corticale consente ormai di riservarne il taglio delle matricine. Il querceto di Roverella risulta il bosco più "naturale" della zona; non è il caso di prevederne la conversione in quanto vive su substrati assai poveri (i fusti sono spesso brevi e contorti). Data l'elevata pendenza ed i conseguenti pericoli di dilavamento ed erosione, si dovrà intervenire con grande cautela nel Bosco a Robinia, Acero di monte, Frassino, presente sulle pendici volte ad est sottostanti il Castello. Il soprassuolo, anche per ragioni paesaggistiche, dovrà essere mantenuto a fustaia. I boschi misti che costeggiano e fanno da sfondo alle rive occidentali del Lago Piccolo potranno rivestire in futuro un maggiore interesse, oltre che per il loro particolare inserimento nel paesaggio, anche per la maggiore fertilità delle stazioni occupate. Si tratta di soprassuoli assai eterogenei e ciò non in dipendenza dalle condizioni ecologiche, ovunque uniformi, bensì per i diversi trattamenti selvicolturali subiti finora. Così s'incontrano boscaglie di Nocciolo con esemplari siolati di Carpino bianco, Ontano nero e Robinia, oppure di vari cespugli con radi Frassini, vecchi pioppeti non più curati con rinnovazione di Frassino, Frassini ceduati, o ancora querceti radi di giovani Farnie (alte 8-12 m) sempre con molta rinnovazione di Frassino (alto sino a 2 m), che si dimostra qui la specie a maggiore potenzialità. La Farnia ad alto fusto e di notevoli dimensioni si trova in esemplari isolati sui bordi del lago insieme alle specie legnose riparie. Da questa breve descrizione risulta chiaro che questi boschi versano attualmente in una grave disordine colturale per la prevalenza dello strato arbustivo nei riguardi delle specie arboree troppo rade, con consociazioni variabili a seconda dei trattamenti posti in opera dai diversi proprietari. È necessario diradare i cespugli per favorire ancor più la facile diffusione del Frassino e, nelle radure più ampie, data l'eliofilia della specie, procedere a semine di Farnia. Naturalmente occorrerà seguire questi rinfoltimenti per alcuni anni, onde evitare che i Rovi, favoriti dalla luce, soffochino le giovani piante di Quercia. Questa striscia di bosco, portata gradualmente ad alto fusto anche con la conversione delle specie ceduate, potrà offrire un bel fondale allo specchio d'acqua oltre che un ambiente più diversificato per l'avifauna. 2 Boscaglie d'invasione Si tratta di fenomeni di recente colonizzazione di aree già coltivate a vigna su terrazzi e a prati o campi su terreni non sistemati. A seguito dell'invasione dei Rovi e dei cespugli (Prugnolo, Sanguinello, Ciliegio di S. Lucia, Lantana, Ligustro..) cominciano a diffondersi Robinia, Frassini, Roverelle, Pioppi tremoli, Olmi campestri (il Graphium ulmi non è stato osservato in zona) che, con precedenti e la Vitalba, formano spesso grovigli inestricabili. Quasi sempre l'invasione è troppo recente per consigliare interventi di miglioramento anche se in un caso è stato già fatto a cura di un proprietario un taglio di ripulitura col rilascio di qualche matricina. In generale sarà necessario attendere un certo numero di anni per permettere l'ulteriore disseminazione di specie arboree mentre si andrà evidenziando meglio, attraverso la competizione per lo spazio, la dominanza dei fusti da mantenere al momento dei tagli colturali di modellamento. 3 Arbusteti Rientrano in questa categoria i cespugliati che non mostrano possibilità di ulteriore evoluzione. In pratica sono cartografabili solo quelli posti intorno al Castello. Nei loro riguardi non viene previsto alcun intervento anche perché gli arbusti spinosi in questa situazione impediscono ai visitatori di avvicinarsi troppo ai pendii rocciosi, scoscesi e pericolosi, obbligandoli a rimanere sul sentiero panoramico che costeggia in parte la base dei muraglioni del Castello. Questi arbusteti offrono oltretutto, con Prunus spinosa, abbondanti fioriture bianche prima dell'emissione delle foglie, durante i mesi di marzo-aprile e, più tardi, quelle del Sanguinello e del Ligustro. 4 Rimboschimenti L'unico rimboschimento di un certo interesse, a carattere protettivo e soprattutto estetico, è quello sulle pendici del Monte Pezzulano sotto il Castello, effettuato circa 50 anni fa. La specie di gran lunga dominante è il Pino nero d'Austria che si è adattato bene a questi suoli magri e superficiali, accompagnato da un doppio filare di Cipresso comune e da alcuni esemplari di Pino strobo. I Pini neri superstiti a vari incendi, dove la pineta è pura, sono circa 200 e sono alti intorno a 18-20 m, con diametri variabili (20-40 cm); la densità, almeno a gruppi, è eccessiva (vi sono esemplari "filati"); in altri casi i fusti sono policormici per schianti. Nel 1982 si sono osservati attacchi piuttosto forti di Processionaria (Chetocampa pytocampa): ad opera del Parco sono stati recentemente eseguiti interventi antiparassitari con Bacillus thuryngensis. Data l'attuale utilizzazione a Parco della Rimembranza, in questo rimboschimento sono necessari alcuni interventi per migliorarne le funzioni di giardino pubblico e cioè: - leggeri diradi localizzati, nei punti a soprassuolo più fitto, sui fusti dominati o malformati; - eventuale raccolta dei nidi di Processionaria; - eliminazione delle antiestetiche coperture di Edera sui tronchi; - ripulitura del sottobosco dai Rovi e da cespugli di Sambuco e di Robina che tende ad estendersi. La scarsa estensione e la frammentazione dei boschi non giustifica la redazione di un vero Piano di Assestamento forstale che viene sostituito dalle norme d'intervento e di gestione riportate in normativa.
|